Benvenuti, salute e buon viaggio

Oggi viviamo un nuovo inizio. Che non sarà certo l’ultimo, perché in fondo non si finisce mai di evolvere e crescere. Quando abbiamo deciso di staccare il biglietto per questo viaggio meraviglioso, avevamo in mente una dimensione dove poter far assaporare ad altri le sensazioni che proviamo ogni volta che ci appoggiamo a un bancone, o scopriamo un angolo di qualsiasi città che prima non avevamo mai notato.

Oggi inauguriamo quindi quello che in qualche modo sarà il nostro diario, pagine personali dove potremo raccontarvi, con i nostri occhi ma ancora di più i nostri animi, la visione che abbiamo del mondo, che sia da bere o da vivere. Qui è dove troverete i pensieri che raccoglieremo al bar di notte, in viaggio di giorno, o va bene anche viceversa, per cercare di trasmettervi le straordinarie storie che si mescolano in un bicchiere, in un prodotto, in un luogo.

Ci impegneremo per dirvi la nostra, in modo onesto e senza troppi filtri: soprattutto, qualsiasi argomento, aneddoto o racconto sarà frutto della nostra esperienza. Se un locale, un’etichetta, un evento comparirà tra le nostre righe, sarà perché noi lo avremo visitato, assaggiato, vissuto: ci sembra l’unico, vero modo per potervi ripagare della vostra fiducia e del vostro entusiasmo, ogni volta che vorrete venire in giro con noi regalandoci qualche minuto del vostro tempo. Parleremo ovviamente di bar, delle nostre vecchie conoscenze e delle nuove insegne che avranno la pazienza di ospitarci; di bartender, gli angeli custodi dei nostri percorsi, le cui storie non vediamo l’ora di ascoltare e riproporvi; di distillati, di ricette, di tradizione e tecniche; di appuntamenti, presentazioni, degustazioni, novità, ritorni; di chiese, strade, statue, panorami, segreti. Anche, e a maggior ragione, quello che non ci piacerà, perché in questo spazio nostro, speriamo di riuscire a comunicare che la divergenza di opinioni è in realtà uno stimolo per migliorare, tutti. Noi più di chiunque altro.

È anche un’occasione per ringraziarvi. I primi lettori, i primi compagni di viaggio, bartender o appassionati, che ci hanno compreso fin dal primo giorno. Viaggiare e vivere momenti di convivialità sono in fondo pezzi dello stesso puzzle, fatto di esperienze da raccontare e soprattutto da ascoltare: il vero oste, così come il vero cittadino del mondo, sarà sempre pronto a farsi descrivere le emozioni e le idee di chiunque decida di aprirsi. È nei silenzi, prima ancora nelle parole, che la cultura dell’ospitalità e quella della conoscenza muovono i passi più importanti, perché non esiste buon cantastorie che non sia prima di tutto un eccellente ascoltatore: per poter raccontare, è necessario imparare. Grazie, quindi, per averci già sostenuto, e per l’aiuto che ci darete a diffondere il nostro messaggio di cultura, professionalità, qualità ed emozioni. Che sia un cocktail o uno scorcio da fermare i battiti, solo con la sensibilità di chi sa apprezzare, sarà goduto fino in fondo.

Come avevamo già detto quando ci siamo presentati. Benvenuti. Salute. E buon viaggio.

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Città vuota

A chiederlo ai milanesi veri, soprattutto quelli con il tagliando dell’età che comincia a mostrare qualche timbro in più, quella estiva è la versione di Milano più bella possibile. La mini-metropoli galoppante che almeno per un mese rallenta e quasi riposa, abbassa i toni, si prende cura di se stessa; il traffico praticamente scompare, i suoni si fanno più nitidi, le velocità si dimezzano. E soprattutto, la città si svuota: non uscite nelle ore più calde, ma doveste trovarvi in giro al primo pomeriggio, vi trovereste con la possibilità di godere delle strade alberate e degli angoli fermi nel tempo, quasi in completa solitudine. Se invece vi ritrovaste ormai all’ultima spiaggia, stritolati tra ferie che non arrivano mai e ricerca di un barlume di presenza umana, seguite le luci accese alla fine della strada, dove di sicuro prima o poi troverete una piazza.

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Identità

Marco Albini indossa un maglione nero e ci guarda fisso negli occhi. È seduto di fianco alla figlia Paola, che ha i capelli dorati raccolti in una coda strettissima e sorride, racconta, risponde: ci hanno permesso di andare a disturbarli nella sede della Fondazione Franco Albini, inaugurata nel 2007, quando appunto Franco Albini (padre di Marco) avrebbe compiuto cento anni.

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(Don’t) look up

Del film ormai si parla ovunque. Ed è anche una bella boccata d’aria, considerando che ovunque si vada, l’argomento di conversazione rimane la pandemia: noi non saremo qui a dire cosa sarà o non sarà, non ne abbiamo i mezzi. Abbiamo una sola certezza: il 2022 è un nuovo anno, e come tale va preso come un’occasione anche solo simbolica per, davvero, guardare in su, con gli occhi spalancati. Non è una cometa, quella da tenere d’occhio, bensì la realtà delle cose. Che al bar, come nella vita, vanno comprese per quelle che sono, eliminate se necessario, incentivate se positive. Buon anno, quindi.

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Anno Dieci

Quando girammo il video per il MaG Cafè, che trovate appena in basso e nella pagina dedicata, iniziammo alle cinque del mattino. Era l’unico spicchio di giornata libero, le poche ore in cui il formicaio brulicante del Naviglio riposava, o almeno fingeva di farlo: era in piena coda d’estate, quando a tarda notte c’è da coprirsi, ma appena esce il sole si rimpiange di aver messo il maglioncino e si suda come nemmeno di fronte a un vodka e Red Bull. Emanuele si era pettinato il baffo apposta, si muoveva di fronte alla camera che pareva fosse quello il suo vero lavoro: impeccabile, elegantissimo, di una pazienza vergognosa. Andammo via con la serranda ormai su, i primi assonnati rabdomanti del caffè iniziavano ad arrivare, e facemmo in tempo a scattare una foto strepitosa dell’Alzaia che si illuminava con l’alba (prendemmo anche una multa per ingresso in ZTL, per meri fini di cronaca).

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Capri Revolution

Esiste un ritaglio di giornale ingiallito, incorniciato e affisso sulla parete bianca di una villa freschissima, tra le arterie sonnacchiose che si arrampicano sul versante sud-est di Capri. È soltanto una tra le migliaia di testimonianze che il professore Carlo de Pascale, ha raccolto e catalogato per ricostruire quasi mezzo secolo trascorso rimbalzando tra l’Isola Azzurra, la sua Napoli e il resto del mondo. Primario emerito d’ospedale, docente universitario, pioniere della ricerca medica nella nefrologia, ha da qualche anno scollinato oltre gli ottanta e oggi si dedica con entusiasmo fanciullesco a qualsiasi declinazione di cultura, come ha d’altronde fatto per tutta la sua vita. Capri è uno dei suoi capitoli preferiti.

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Quel ramo magico del lago di Como

Flore, più che camminare, fluttua, comoda in un abito bianco così semplice che diventa ipnotico. È la principessa di Villa Làrio, della quale cura il marketing: un diamante che è riaffiorato dalle polveri di tempi sciatti, rispolverato e oggi splendente di un’accoglienza ai limiti dell’impensabile. Questa sponda del Lago di Como, frazione Pognana, è l’ultima delle tappe di una vita che l’ha portata a studiare, cucinare, rischiare e innamorarsi, di un uomo, di una nazione e di un luogo. Ha il cuore dei colori del bello, Flore, mescolati tra i tramonti impossibili della sua St. Barth, dove è nata, i profumi del pane fresco nelle vie di Parigi, che l’ha cresciuta, e i capelli scompigliati dal vento d’Italia, che è diventata la sua carezza preferita.