12 MUSEI PARTICOLARISSIMI A MILANO

Per gioco, per amore o per interesse personale, ciascuno di noi ha probabilmente provato, almeno una volta nella vita, a coltivare una collezione. La sensazione di portare avanti e custodire una raccolta, che sia monotematica o varia, alimentandola per consegnarla forse ai posteri. E magari sarà durata molto meno di quanto ci saremmo aspettati o avremmo desiderato.

Milano racchiude invece una serie di musei, fondazioni, collezioni private di totale unicità: dalle raccolte di famiglie nobili, agli studi di designer e architetti che hanno tramandato le loro idee e i loro progetti, fino a veri e propri luoghi di riflessione e contemplazione, artistica o introspettiva. Che si tratti di quadri, oggetti o anche solo memorabilia, l’intera città è disseminata di occasioni per conoscere più a fondo animi preziosi. Basta solo trovare la porta giusta.

Museo Bagatti Valsecchi

Via Gesù, 5, Milano, MI, Italia

Esempio di passione e cultura come pochi altri in città, forse nel mondo. Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, fratelli aristocratici , avvocati e architetti, coltivarono il loro sogno di abitare in un palazzo rinascimentale, nel pieno scoppiare dell’Ottocento colto e innovativo.

Ristrutturarono quello ereditato dalla famiglia, arricchendolo con una collezione di arte e oggettistica del Quattrocento e Cinquecento di strepitoso valore. Gli eredi dei fratelli hanno vissuto qui fino al 1975 (in tutto quattro generazioni), anno in cui cedettero l’immobile alla Regione Lombardia. La fondazione da loro portata avanti contribuì ad aprire il museo nel 1994, da allora uno dei gioielli più straordinari che Milano abbia da offrire.

Il piano nobile è un labirinto ordinato impreziosito da affreschi, arazzi, armi, suppellettili, intarsi, vetrate, in stanze enormi che trasudano bellezza. Tutto curato e custodito con attenzione educata, per tramandare la storia prima ancora che per alzare il blasone di famiglia.

 

Fondazione Franco Albini

Via Bernardino Telesio, 13, Milano, MI, Italia

Un volo d’angelo nel pensiero di uno dei designer e architetti più significativi dell’epoca moderna. Franco Albini (1905-1977) fu urbanista, professore, visionario: artigiano, preferiva farsi chiamare, contribuì a rivoluzionare la figura del progettista, fondendo funzionalità e arte nei suoi oggetti del quotidiano, e arrivando a rivoluzionare la vivibilità di città come Reggio Emilia, di cui firmò il piano regolatore, e Milano, della quale supervisionò piano regolatore e prima linea della metropolitana. 

Scomporre, cogliere l’essenza, ricomporre, verificare, trovare la ragione sociale: sono i cinque capisaldi del metodo Albini, oggi riproposto dal figlio Marco e dalla nipote Paola, che nel 2007 hanno aperto la Fondazione Albini. Funge da archivio (più di trentamila tra disegni, foto, libri, modelli), studio, accademia, luogo per eventi e rappresentazioni teatrali (scritte e interpretate dalla stessa Paola), e con cadenza regolare è sede di straordinarie visite guidate, che dal puro design arrivano alla filosofia di vita, alla concezione delle socialità e alla professionalità da rispettare.

 

Museo Poldi Pezzoli

Via Manzoni, 12, Milano, MI, Italia

Gian Giacomo Poldi Pezzoli fu il rampollo di una famiglia di sterminata ricchezza, che aveva in gestione l’esazione delle tasse a Milano, sotto il dominio austriaco. Proprio contro gli occupanti, Poldi Pezzoli si schierò durante le Cinque Giornate di Milano, che una volta represse lo costrinsero a espatriare in giro per l’Europa. Rientrerà nel 1846, per dare vita alla sua collezione d’arte e oggettistica, allestendo la sua stessa casa per ospitare amici, ammiratori ed esperti tra i suoi beni.

Morì a neanche sessant’anni nel 1879, e dispose che la sua casa diventasse una Fondazione Artistica: all’apertura ufficiale, nel 1881, in due giorni affluirono quasi quattromila visitatori. Quasi un secolo e mezzo dopo, il Museo Poldi Pezzoli continua a ipnotizzare gli ospiti con una dozzina di stanze ricolme di preziosità dipinte, scolpite, intarsiate, disegnate. Al piano terra, un’armeria, la prima sala allestita dallo stesso Gian Giacomo, danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale e poi rimodernata da Arnaldo Pomodoro negli anni ’70. Basterebbe la fontana alla base dello scalone, mozzafiato, a giustificare una visita (qui i biglietti). Ma fidatevi, andare oltre varrà la pena.

 

Museo Mangini Bonomi

Via dell'Ambrosiana, 20, Milano, MI, Italia

Un edificio che risale ai primi del ‘400, con una cantina i cui mattoni crudi sono datati addirittura all’ottavo secolo. Basterebbe questo per una visita, ma le sorti del palazzo rivelano un contenuto ancora più meritevole: fu acquistato nel 1978 da Emilio Carlo Mangini, imprenditore edile che aveva fatto una colossale fortuna durante la seconda guerra mondiale, monopolizzando il mercato del caffè da destinare alle truppe.

Di visionaria sensibilità, Mangini dedicò buonissima parte del suo tempo a una collezione privata, arricchendola dei più svariati oggetti recuperati tra mercatini, case d’asta e commercianti. Arrivò ad ammassare più di tremilaseicento articoli, fino ad adibire il sotterraneo e il primo piano del suo palazzo a vero e proprio museo, continuando ad abitare i piani superiori.

Oggi è possibile visitare la collezione due volte a settimana, e ne vale la pena per un tuffo nella quotidianità del passato: armi, specchi, rasoi, giocattoli, oggetti religiosi, macchine da scrivere, kit da toeletta. Ogni aspetto del quotidiano è custodito nelle teche di tre ampie sale, e descrivono la vita dell’uomo comune, con pezzi che arrivano fino al Cinquecento. La bellezza infinita di ieri, da rivivere in un’ora di giro, oggi.

Fondazione Achille Castiglioni

Piazza Castello, 27, Milano, MI, Italia

Se non siete curiosi, lasciate stare. Achille Castiglioni, scomparso nel 2002 a 83 anni, è stato un progettista di vena geniale e innovativa, eccezionale cantore dei suoi tempi. “Risolveva problemi del quotidiano”, racconta la figlia Giovanna, oggi guida nelle strepitose visite alla Fondazione Achille Castiglioni (aperta nel 2011). E lo faceva ispirandosi all’esterno, al casalingo, al quotidiano e al futuro: riuscì a “entrare silenziosamente nelle case degli italiani, con idee intelligenti e a prezzo abbordabile”.

Tu tienilo lì, che poi matura. Oggetti con funzioni autonome, reinventati per utilizzo, forma o anima, superbamente incastrati nelle file di un’Italia che andava evolvendo, e che oggi continuano a rimanere freschissimi e di gusto. La Fondazione è nata con lo “scopo principale di catalogare, ordinare, archiviare, digitalizzare i progetti, i disegni, le foto, i modelli, i film, le conferenze, gli oggetti, i libri, le riviste, insomma tutto il mondo dentro il quale Achille ha lavorato durante più di 60 anni di attività”; la visita consiste di un’ora strepitosa, accompagnati dalle storie di Giovanna e dalle idee di Achille Castiglioni, che a distanza di più di mezzo secolo non smettono di stupire.

Museo Boschi Di Stefano

Via Giorgio Jan, 15, Milano, MI, Italia

D’amore e d’arte. Nel 1927, l’ingegnere Antonio Boschi sposò Marieda Di Stefano, figlia di un importante collezionista e a sua volta ceramista di livello. S’erano conosciuti in vacanza Courmayeur, e decisero per le nozze infischiandosene del costume dell’epoca, che guardava storto le coppie che non passavano prima un periodo di fidanzamento.

La loro collezione, oggi parte del circuito Case Museo di Milano, racconta della passione condivisa per il bello, vissuto a tutto tondo nella decina di stanze di cui si compone la casa (il palazzo fu disegnato da Piero Portaluppi, leggendario architetto milanese). Fu aperta nel 2003, dopo che nel 1988, alla morte di Antonio, il Comune di Milano aveva ereditato i beni. La visita è un giro in ordine cronologico, dal primo Novecento fino agli anni ’60, e comprende trecento, circa, degli oltre duemila pezzi di cui la coppia era in possesso. De Chirico, Piero Manzoni, Lucio Fontana e numerosi altri luminari dell’arte controversa in Italia: sono tutti qui, tra le pareti che un tempo erano vissute da chi li amava, e si amava.

Studio Museo Francesco Messina

Via S. Sisto, 4a, Milano, MI, Italia

Avercelo avuto, un professore così, all’università. Francesco Messina è stato uno dei più importanti esponenti della scultura italiana, oltre ad aver diretto l’Accademia di Brera dal 1934 alla fine degli anni ’60. Prossimo alla pensione, ottenne dal Comune di Milano una chiesa sconsacrata, che a sue spese ristrutturò e rese il suo studio.

Nel 1974 convertì lo spazio, che spesso utilizzava come abitazione, in vero e proprio museo. Novantacinquenne, lo lasciò in eredità alla sua morte nel 1995, insieme a buonissima parte del suo patrimonio artistico. Oggi lo Studio Museo Francesco Messina è una gradevolissima parentesi di tre piani (il superiore corrisponde agli spazi privati dell’artista) alle spalle della trafficata via Torino, e ospita una collezione permanente di Messina, insieme a temporanee di artisti italiani e stranieri.

Fondazione Studio Museo Vico Magistretti

Via Vincenzo Bellini, 1, Milano, MI, Italia

Ludovico Magistretti è stato un disegnatore e progettista di vibrante talento, perno dell’esplosione del design italiano nel secondo dopoguerra. Ereditò passione e spinta dal padre, Pier Giulio, e andò affermandosi come mente brillante nell’esplosivo panorama artistico e urbanistico tra gli anni Sessanta e Novanta. “Il Vico”, come fu conosciuto dall’Italia e dal mondo, adorava definirsi “architetto e designer, non manager”: per questo scelse di trascorrere oltre mezzo secolo nel suo piccolo studio di via Bellini, con un paio di persone al suo fianco e il suo stile asciutto, diretto, concreto a impregnare il suo lavoro. Le leggende tramandate raccontano di svariati progetti “realizzati al telefono”.

Nel 2010, quattro anni dopo la scomparsa dell’ottantaseienne Vico, lo studio è stato trasformato in Fondazione dalla sua famiglia (già nel 2007 era stato dichiarato Patrimonio di Interesse Nazionale): gli stessi minimi spazi che hanno ospitato idee d’avanguardia e innovazione, oggi sono un percorso dettagliato trai bozzetti, le fotografie, gli appunti salaci e gli aneddoti di Magistretti, letteralmente invasi dagli studenti universitari che cercano ispirazione o informazioni dallo sterminato archivio della Fondazione.

La visita è gratuita, guidata dalla nipote di Vico, Margherita, e permette di addentrarsi nella filosofia de “l’architetto della borghesia milanese”, che oltre a edifici privati e ville di alto profilo, ha messo la sua firma su oggetti del quotidiano come la lampada Eclisse, e luoghi divenuti tessuto urbano milanese, come il deposito della metropolitana di Famagosta.

I Tesori della Ca' Granda

Via Francesco Sforza, 28, Milano, MI, Italia

L’imponente Ca’ Granda, già sede del Policlinico di Milano e oggi anche quartier generale dell’Università, fu voluta da Francesco Sforza nel 1456, come polo di medicina generale della città. Fu realizzata dal Filarete (che lavorò anche alla Basilica di San Pietro, insomma non l’ultimo arrivato) e nel tempo pare abbia ospitato oltre mezzo milione di abitanti sepolti nel suo sottosuolo, fino al 1695, quando fu vietato di inumare i defunti all’interno delle mura cittadine. Nel corso dei secoli ha raccolto storie, donazioni e ricerche, che oggi, anche grazie all’aiuto del Touring Club Italiano, è possibile riscoprire.

L’ingresso è gratuito e libero. All’ingresso si viene investiti dallo splendore del Gonfalone d’Onoreuna scultura di seta e metallo, realizzata dall’architetto Gio Ponti nel 1935, autentico pezzo inestimabile e unico di bellezza italiana. Segue una sequenza di due sale, che ospita esclusivamente ritratti: sono i benefattori dell’Ospedale, personaggi di spicco della vita milanese che in vita, o in eredità, hanno contribuito al mantenimento e alla progressione della struttura sanitaria. Ed è curioso osservarne la sequenza, dai panneggi altisonanti del Seicento, alle forme moderne e fluide del ventunesimo secolo, a opera dell’Accademia di Brera.

Il corridoio che costeggia i ritratti ospita invece teche e scaffali, con un’esposizione di strumenti medici utilizzati nei decenni scorsi: dalle apparecchiature per TAC ed elettrocardiogrammi, fino agli inquietanti utensili che servivano per le operazioni di ostetricia, una viaggio nel tempo che dimostra come, per fortuna, la tecnologia abbia aiutato il benessere dell’umanità. L’ultima tappa è la cripta che si apre oltre il cortiletto in fondo: è posta al di sotto della Chiesa dell’Annunciata, e oltre a un percorso divulgativo su archeologia e scienza, ospita lapidari di metà Ottocento. La Ca’ Granda, infatti, fu riaperta come sepolcreto durante le Cinque Giornate di Milano, e accolse i 141 caduti in battaglia, prima del loro trasferimento in Piazza Cinque Giornate, sotto il monumento a loro dedicato.

Spazio Alda Merini

Via Magolfa, 30, Milano, MI, Italia

La Poetessa dei Navigli, una delle figure più ricche, drammatiche e profonde della cultura italiana, rivive nel piccolo edificio che fu la sua tabaccheria preferita. Alda Merini ha segnato con magia e parole la storia della letteratura, facendo scorrere in versi la sua esistenza talentuosa, tormentata e mistica. Lo Spazio è curato dalla Direttrice Artistica (già drammaturga e regista) Donatella Massimilla, amica della Merini: “Veniva a trovarmi a San Vittore, dove io curo la compagnia teatrale CETEC dentro/fuori San Vittore. Si fermava principalmente a fumare”.

Al primo piano dello Spazio Alda Merini è stata ricostruita la sua abitazione (che era in Ripa di Porta Ticinese 74, oggi non più esistente, ma segnalata con una targa), con la quasi totalità del mobilio originale: dalla macchina da scrivere al comodino, uno sforzo di riportare attuali il disordine nel quale i pensieri e le idee della Merini prendevano la loro forma unica. Il Muro degli Angeli, dove la poetessa scriveva con il rossetto frasi e numeri, e il telefono a filo, con cui dettava i suoi aforismi.

Donatella ripercorre i momenti salienti della vita della Merini, guidando le visite in versi e le attività di uno Spazio che merita ben più considerazione di quanta non ne abbia al momento. Per sostenerlo, basta dare un occhio al sito dedicato e comprenderne la missione, gli eventi e le storie.

Studio Museo Treccani

Via Carlo Porta, 5, Milano, MI, Italia

Ernesto Treccani fu figlio di Giovanni, Senatore della Repubblica e fondatore dell’omonimo Istituto che pubblico la prima edizione (e le successive nove estensioni) dell’Enciclopedia Italiana. Fu il figlio “alternativo”, come ci ha raccontato la curatrice Deianira Amico, in netto contrasto con il padre soprattutto per ideologia politica.

A diciott’anni ottenne di aprire e dirigere una rivista, che chiamò Corrente di vita giovanile: fu la culla di un importante movimento artistico e culturale, che coinvolse nomi noti come Renato Guttuso, e raccolse un certo rilievo per energie antifasciste, nonostante la prematura chiusura nel ’40 a causa della Seconda Guerra Mondiale.

Treccani continuò come pittore, scultore, disegnatore: nel ’78 aprì la Fondazione Corrente, sette anni dopo trasformò parte della palazzina in cui abitava in casa museo. Morì nel 2009, a ottantanove anni: oggi la Fondazione prosegue il suo lavoro, con i figli di Ernesto nel consiglio di amministrazione. Raccoglie circa 250 opere grafiche di Treccani e artisti del gruppo Corrente, un fondo fotografico e un archivio sonoro, con registrazioni di conferenze e lezioni su arte, politica e cultura.

La Fondazione ospita mostre temporanee e incontri al piano inferiore, attirando circa duemila visitatori l’anno. Una sala biblioteca, che ospita i volumi di proprietà di Ernesto, e al piano superiore una stupenda area espositiva, con quello che è forse il suo quadro più famoso: Popolo di Volti, iniziato nel giorno dei funerali per la strage di Piazza Fontana, e concluso dopo sei anni.

È liberamente accessibile tre giorni a settimana, e merita una visita per scoprire il fervore creativo e sociale di cui si rese protagonista un personaggio istrionico, profondo e sensibile come Treccani, che realizzò peraltro l’opera all’ingresso: l’intera facciata è infatti un’installazione di mattonelle a forma di rondini, “animale che gli ricordava l’uomo in qualche modo, migratore, socievole”, e dà appunto il soprannome alla Casa delle Rondini.

Museo della macchina da scrivere

Via Luigi Federico Menabrea, 10, Milano, MI, Italia

Per un viaggio attraverso decenni fumosi, personaggi da film e aneddoti da brividi. Umberto Di Donato, ex professionista di banca e finanza, ha raccolto nella sua vita oltre duemila tra macchine da scrivere e calcolatori meccanici: esemplari di ogni tipo, che variano dalle varianti più celebri (chi non ha mai sentito parlare di Olivetti 22?) ad autentici pezzi di storia.

Indro Montanelli, Matilde Serao, Francesco Cossiga, addirittura Ernest Hemingway: e poi ancora esemplari di fine ‘800, a tasto singolo, in arabo, cinese, stenografi. Gli strumenti di alcuni tra i nomi più influenti del Novecento della letteratura e non solo, sono custoditi qui, arrivati a Di Donato attraverso le peripezie più improbabili, e tramite lui stesso e i suoi racconti rivivono come nuove.

Il museo è estensione dell’Associazione Culturale Umberto Di Donato, senza scopo di lucro, che collabora con scuole e istituti per visite d’istruzione e attività didattiche: Di Donato organizza infatti anche corsi di scrittura cuneiforme e geroglifica. Noi consigliamo la visita guidata (qui per informazioni), per non perdere le appassionate e ricchissime spiegazioni del padrone di casa.

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10 CORTILI SEGRETI A MILANO

Passeggiare per le strade di Milano può rivelarsi una straordinaria caccia al tesoro. Fondata dai Romani, del cui Impero d’Occidente fu capitale, divenne poi centro culturale ed economico di un certo rilievo nel periodo Rinascimentale. Con il passare dei secoli, le nuove costruzioni si sono sovrapposte alle antiche, come spesso succede nelle città ricche di storia, senza però per fortuna cancellarle del tutto. 

Gli ariosi vialoni, o le strette stradine: ogni arteria di Milano potrebbe riservarvi sorprese di incredibile bellezza, se solo saprete dove andare a cercare. I portoni più anonimi potrebbero essere scrigni di ricchezza impensabili, e chiedere il permesso a un custode potrebbe essere un lasciapassare per un viaggio nel passato. A ridosso di chiese e monasteri, all’interno di abitazioni nobiliari, o semplicemente al centro di condomini privati: i cortili e i chiostri di Milano raccontano di vite trascorse, che ancora oggi fanno sognare. 

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13 PALAZZI STORICI DI MILANO

Lo sfarzo di sale affrescate, l’emozione di cortili e portici ad archi, le storie intrise di leggenda che hanno visto famiglie potenti intrecciarsi con sovrani e popolani. Milano fu centro di estrema importanza nel commercio e nella società fin dal MedioEvo, e regnanti e ricchi non persero tempo a costruirsi palazzi che ne dimostrassero l’importanza.

Scoprite allora un itinerario che vi porterà in giro per gli edifici storici, che in passato furono abitati da stirpi di valorosi, spesso poi caduti in rovina; altri ancora sono ancora di proprietà degli eredi, che con più cognomi e più interessi oggi dedicano i propri spazi privati alla valorizzazione della bellezza e del lavoro degli artisti moderni.

Perdetevi nelle immense sale da ballo, arrampicatevi sugli scaloni d’onore, percorrete i corridoi tappezzati per rivivere le atmosfere di tempi che furono, quando la brama di potere e il desiderio di cultura si fondevano in una sola, affascinante e pericolosa energia. E magari potrete chiedervi come sarebbe stato, se a vivere in quei giorni foste stati voi.

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8 MIRACOLI ACCADUTI A MILANO

Lacrime, apparizioni, guarigioni: l’appiglio per chi crede e non ha null’altro, il dubbio per chi vuole capire di più, quando da capire c’è forse nulla. Miracoli a Milano si sono visti sin dai tempi della sua fondazione, e nel corso dei secoli le storie si sono moltiplicate.

I protagonisti sono stati dei più disparati: operai zoppi, poveri buoi, parroci con il mal di gola. A volte è un atto di speranza, altre la speranza di un atto. E anche per chi proprio non concepisce la possibilità di avvenimenti superiori, magari è una buona idea far visita in questi luoghi. Non si sa mai che si possa cambiare opinione.

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7 TRACCE DI LEONARDO A MILANO

L’Uomo Universale, il genio che dipinse, scolpì, costruì, progettò, sconvolse e vide oltre. Leonardo da Vinci a Milano sostò eccome (1482-1499), in una finestra di vita che gli bastò per realizzare giusto una manciata di opere destinate a segnare la cultura dell’umanità. Ci era arrivato in realtà come messo, inviato da Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, per omaggiare Ludovico il Moro con il suono di una lira progettata da Leonardo stesso (perché sì, era anche un più che discreto musicista). Rimase in quella che allora era una delle più popolose città d’Europa per dodici anni: l’assurdo capolavoro del Cenacolo rimane senza dubbio la traccia più celebre del suo passaggio qui, ma da Vinci ha disseminato per Milano svariati tasselli che contribuiscono a comporre il rompicapo della sua vita.

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9 LUOGHI FUORI LUOGO A MILANO

Ogni volta che vi verrà da pensare, come troppo spesso molti fanno, a quanto Milano sia diventata ormai solo business e schiscetta, date un occhio qui. Perché in mezzo ai grattacieli di Gae Aulenti e il delirio dello struscio in Galleria, negli spazi che il logorìo della vita moderna ha lasciato intatti, potreste trovare degli scampoli di paradiso che vi riporteranno a mille chilometri più lontano, oppure angoli, palazzi e strade che niente hanno a che fare con la città.

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17 BELLEZZE LIBERTY A MILANO

Voi magari non ci crederete, ma anche l’inferriata di un balcone può accarezzare e avvolgere lo spirito. Sinuosa, quasi sensuale, una curvacea domanda troppo affascinante forse per poterle rispondere. Lo stile Liberty, l’Art Noveau italiana, vive a Milano dinamico, sulle flessuose rientranze di piante d’acciaio, fiori in ferro battuto e palazzi di cotto opulento. 

Tra fine ‘800 e inizio ‘900 Milano assiste a una reale esplosione della nuova corrente artistica, nelle discipline più varie: pittura, scultura, scrittura. Due però sono le dimensioni in cui il Liberty si estrinseca meglio per i vialoni della vecchia Mediolanum: architettura, e contro ogni pronostico, lavorazione del ferro battuto. E ancora oggi facciate e cancelli meritano una passeggiata, mentre se ne stanno là con una sana punta di altezzosità e strepitoso snobismo.

Il nostro itinerario Liberty raccoglie i palazzi e le case più rappresentative. È tutto serenamente visitabile, ma vi consigliamo di perdere qualche quarto d’ora in più semplicemente ad ammirare e passeggiare con calma davanti a ogni facciata. La missione del Liberty era in fondo questa, liberarsi dalle insoddisfazioni di una realtà industriale, per rifugiarsi nella bellezza leggera e in qualche modo profonda. Insomma, state sereni che ogni tanto va bene anche solo guardare e non fare nulla.